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Definizione di "Fibrolisi Diacutanea"

 

Fibro[da fibra]. – Primo elemento di parole composte della terminologia scientifica, nelle quali indica connessione o relazione con una struttura fibrosa, o anche con tessuto fibroso o connettivo.

lisi-Dal gr. lýsis ‘scioglimento,scomposizione, separazione, demolizione’.

 

📌La fibrolisi consiste in un intervento specifico strumentale, finalizzato alla normalizzazione delle funzioni del sistema muscolo-scheletrico, con estrema precisione e conservando l’integrità della pelle.

Si tratta di una tecnica per uso specifico in fisioterapia e medicina riabilitativa, che offre ottimi risultati nel trattamento di varie patologie che colpiscono il sistema muscoloscheletrico, soprattutto se applicata a livello dei tessuti molli. 

 

📌 La sua azione di rilascio tra le partizioni interfasciali e miofasciali ripristina il corretto scorrimento dei differenti piani anatomici durante il movimento e risolve potenziali fenomeni di compressione che possono causare dolore e disfunzione.

In presenza di eventi acuti la risposta del nostro organismo non sempre è ottimale. Il processo di guarigione può non essere perfetto e il risultato è la presenza di “cicatrici" o “aderenze” nei muscoli o nei tendini.

 

📌 Tali cicatrici si presentano sotto varie forme come noduli o aderenze fibrose. A volte il processo di riassorbimento di tali strutture può durare mesi, se spontaneo, a volte può non avvenire. La fibrolisi cerca di avviare o accelerare il processo di riassorbimento, riportando il tessuto in condizioni di normalità.

 

📌 È possibile simulare i benefici della fibrolisi in casi molto semplici, per esempio quando un evento traumatico (come un paio di scarpe sbagliato) ha creato un piccolo nodulo sul tendine d'Achille. 

Istintivamente, tendiamo ad automassaggiarlo con un movimento dolce ma deciso, che ha l’obiettivo di sciogliere il nodulo (il quale normalmente richiede spesso due o tre mesi per il riassorbimento spontaneo). 

 

📌 La fibrolisi è una metodica utilizzata in ortopedia, reumatologia, fisiatria e medicina sportiva che si rivela utile e in alcuni casi indispensabile in situazioni morbose di difficile trattamento che interessano i tessuti molli e le fibrosi para e periarticolari.

 

📌Se applicata correttamente, dimostra un’efficacia superiore ad altri mezzi fisioterapici nelle aderenze post-traumatiche e post-infiammatorie con sintomatologia dolorosa e limitazione funzionale.

 

📌La fibrolisi ha importanza anche ai fini diagnostici perché rende possibile percepire e localizzare con una palpazione profonda strumentale la presenza di formazioni fibrose nel contesto dei tessuti molli. 

 

📌 Essi consentono di esplorare e localizzare processi reattivi anche di modesta entità grazie alla forma dello strumento e alle piccole dimensioni delle punte esploranti e di trattare anche zone situate in profondità.


✅ Esecuzione della tecnica tradizionale Kurt Ekman:

📌 La tecnica di esecuzione è semplice, ma richiede una manualità sicura, precisa e una sensibilità che solo l’esperienza riesce a garantire.

 

📌 La fibrolisi si svolge in due fasi: dapprima di indagine o diagnostica, quindi segue l’atto terapeutico vero e proprio.

 

📌 Se la formazione fibrosa è superficiale e facilmente comprimibile su un piano osseo, è sufficiente eseguire dei brevi movimenti di “va e vieni”, spostando la cute stessa sui piani profondi.

 

📌 L’aderenza viene avvertita come un’asperità, che viene amplificata dalla vibrazione dello strumento.

 

📌  Se si deve esplorare una zona profonda muscolare, dopo un’ispezione manuale orientativa, si afferra la massa muscolare fra pollice e medio della mano sinistra e la si solleva pinzandola seguendo il decorso delle fibre. 

 

📌 Si affonda quindi la punta dell’ansa terminale di idonea curvatura nella piega formatasi, in modo che la parte sollevata vada a riempire la concavità dell’ansa stessa.

 

📌 A questo punto il fibrolisore viene utilizzato a scopo terapeutico. 

Dopo aver agganciato il nodulo con la punta dello strumento, si eseguono dei piccoli e veloci movimenti a scatto, esercitando una pressione variabile in base alla resistenza del nodulo stesso.

 

📌 Scopo della terapia è quello di sfaccettare la superficie del corpo fibroso in modo da riuscire nel corso di poche sedute (due o tre a distanza di qualche giorno fra di loro) a frammentarlo meccanicamente per via diacutanea.

 

📌Qualora ciò non fosse possibile completamente, può essere sufficiente allontanarlo dalle terminazioni sensitive irritate e responsabili della sintomatologia algica.

 

📌 La seduta terapeutica provoca un discreto disturbo doloroso specie nei punti di maggiore aderenza.

 

📌 Dopo la seduta si può avere una temporanea riacutizzazione dei sintomi, destinata a scomparire in breve tempo.

 

📌 Il solo uso consentito per il dispositivo è mediante scorrimento percutaneo o lieve trazione.


Fase ispettiva manuale e strumentale

 

➡️ Manualmente si utilizza la tecnica di palpazione profonda eseguita con un dito. Le formazioni corpuscolari possono essere avvertite con la percezione tattile sfumata.

 

➡️ La sensazione che si prova può essere paragonata a alla compressione di un granello di sabbia, posto su una superficie dura, e infrapposto da un fazzoletto piegato in otto.

 

➡️ Il fibrolisore, per le sue peculiarità che lo differenziano dalle dita (come, ad esempio, il materiale inflessibile  e le ridotte dimensioni della punta) , a questo punto diventa uno strumento di riferimento determinante sia a livello diagnostico che correttivo.

 

➡️ La differenza tra l’indagine manuale e quella strumentale è molto semplice da descrivere: immaginate di avere una tela stesa su un piano e farvi scorrere sopra il polpastrello; dopodiché ripetete l’operazione con l’unghia. Quest’ultima, per durezza, ci fa avvertire una caratteristica vibrazione.


Ispezione superficiale

➡️ Considerando le limitazioni delle dita sopraindicate, ci si avvale del fibrolisore per la ricerca delle formazioni fibrose.  

 

➡️ Se ipotizzassimo che formazioni fibrose siano superficiali e ben comprimibili su un piano osseo, sarebbe  sufficiente appoggiare la “punta esplorante” sulla cute sovrastante ed eseguire dei brevi movimenti di “va e vieni” facendo scorrere la cute stessa sui piani profondi, esercitando una debole pressione.

 

➡️ La sensazione che si percepisce tramite lo scorrimento del ferro è quella di un’asperità amplificata dalla vibrazione dello strumento.

 


Ispezione profonda

 

➡️ Se, invece, si ha necessità di esplorare una zona profonda o muscolare (a seguito di un’ispezione manuale orientativa), si afferra saldamente la massa muscolare fra pollice e medio della mano non dominante (quella dominante impugna il ferro), e la si solleva pinzandola e seguendo il decorso delle fibre.

 

➡️ Successivamente si affonda la punta dello strumento nella piega, curandosi che la porzione di cute e muscolo prelevata riempia in toto la convessità del ferro.

 

➡️ Successivamente si esegue un movimento bimanuale sincrono di “va e vieni”.


Gli esiti corpuscoloaderenziali

 

➡️ La fibrolsi diacutanea originale di Kurt Ekman si basa su un principio molto semplice:Il trattamento degli esiti corpuscoloaderenziali di fibrosite (1920).

Eziopatogenesi degli esiti corpuscoloaderenziali:Processo infiammatori o edemi post traumatici (essudato SIERO-FIBRINICO non riassorbito che SI “ORGANIZZA” grazie all’aggregazione delle PROTEINE in esso contenuto).

NB: per giungere a tale organizzazione sono spesso necessari anni.


Esecuzione

 

➡️ Segue la strategia dell’ispezione profonda, ed avendo precedentemente evidenziato le formazioni corpuscolari (o aderenziali) responsabili della sintomatologia,  si agganciano con la punta del fibrolisore e si frammentano con piccoli e veloci movimenti a scatto.

➡️ La mano non dominante, muovendosi in sincronia con quella che impugna il ferro, è di supporto nello spostamento del tessuto la cui inerzia, se gravasse totalmente sul fibrolisore, potrebbe penetrare nel tessuto; quindi lesionarlo. (Vale solo per i ferri particolamente "taglienti").